Il tavolino da salotto - Descrizione e utilizzi
Definizione e storia del tavolino da salotto
Definizione
Il tavolino, detto anche tavolo da salotto, è costituito da un piano orizzontale appoggiato su una base formata da una o più gambe o da vari supporti. La sua particolarità è quella di avere un'altezza sufficientemente bassa da consentire alle persone sedute attorno ad esso su divani, poltrone o pouf di raggiungere facilmente ciò di cui hanno bisogno. L'altezza ideale di un tavolino da salotto è compresa tra 25 cm e 30 cm.
Il tavolino da salotto verrà collocato in un salotto. Sarà il mobile fondamentale di questa stanza, attorno al quale si organizzeranno e si armonizzeranno il resto dell’arredamento e le decorazioni. Infine, il tavolino da salotto può essere dotato di diversi ripiani, cassetti o nicchie che consentono di riporre vari oggetti.
Esistono tavolini di ogni forma, dimensione, colore e in diversi materiali. La scelta di un tavolino dipenderà, in primo luogo, dall’uso a cui è destinato. Infatti, per gli incontri tra amici in occasione di un aperitivo o di una cena, si opterà preferibilmente per un tavolino realizzato in un materiale resistente come il legno (ad esempio il teak) o il cemento levigato, di facile manutenzione.
Sarà inoltre necessario che le dimensioni del tavolino siano abbastanza generose. Si potrà eventualmente optare per modelli trasformabili (pieghevoli o sollevabili). Al contrario, se il tavolino è destinato esclusivamente a ospitare oggetti decorativi (mazzi di fiori o soprammobili vari) o a contenere libri o riviste, si preferirà un modello in cui l’estetica sia la priorità assoluta.
La scelta del modello di tavolino dipenderà anche dalle dimensioni del salotto. Sarà quindi necessario che sia adeguata non solo la sua dimensione, ma anche la sua forma. Ad esempio, un tavolino ovale risulterà meno ingombrante grazie alle sue linee arrotondate. Inoltre, si dovrà tenere conto dell’atmosfera generale del salotto. Ad esempio, una stanza buia arredata con un tavolino in vetro risulterà più luminosa grazie alla luce riflessa dal piano in vetro. Infine, il tavolino deve essere scelto in perfetta armonia con l’arredamento del salotto, ma soprattutto con il divano. Le dimensioni di questi due mobili devono essere proporzionate e la loro altezza adeguata.
Storia
Ci sono paesi come l’India, la Cina o il Giappone in cui tradizionalmente si consuma il pasto seduti per terra. Grazie a questa usanza, l’uso dei tavolini è una tradizione ancestrale per questi popoli. Inoltre, il rituale del tè nel mondo arabo, in paesi come l’Algeria, la Tunisia o il Marocco, ha favorito l’uso dei tavolini bassi. Nel 1725, Laugier de Tassy riferisce che gli arabi più illustri possedevano un tavolino rotondo rivestito di ottone.
Va menzionato anche il mondo ottomano dove, già dal XVI secolo, era diffusa l’usanza di utilizzare tavolini bassi nei giardini per prendere il tè. È proprio in questi paesi che, nel corso del XVII e XVIII secolo, si diffonde l’uso dei tavolini da scrivano. Si presentavano sotto forma di piccole casse rettangolari in legno, il cui piano era impreziosito da un sofisticato intarsio e dotate di cassetti per riporre gli strumenti degli scrittori o dei pittori.
Tuttavia, l’origine del tavolino così come lo concepiamo oggi sembra avere come punto di partenza il tavolino da tè. Infatti, in Gran Bretagna, nel XVII secolo e all’inizio del XVIII, l’abitudine del «tea-time» si è progressivamente affermata attorno a poltrone o divani con seduta piuttosto alta (stile Bergères), abbinati a tavolini da tè generalmente rotondi e su treppiede. Tuttavia, a partire dal 1780, l’altezza delle sedute si avvicinò al pavimento e quindi i tavolini da tè si trasformarono gradualmente in tavolini bassi per necessità.
Nel corso della seconda metà del XIX secolo, in Gran Bretagna vengono prodotti i primi tavolini in legno. Nel 1868, Edward William Godwin, architetto e designer inglese, creò quello che sembra essere uno dei primi modelli di tavolini in Europa, che sarebbe stato ampiamente commercializzato dalle società William Watt e Collinson. L’unica differenza degna di nota rispetto al tavolino odierno è la sua altezza. Infatti, il tavolino di Godwin è alto circa 27 pollici (ovvero quasi 70 cm).
Da notare che nello stesso periodo l’Art Nouveau si interessò da vicino alla creazione dei tavolini. Questa corrente artistica, che privilegiava l’uso delle linee curve, applicò il proprio concetto a questo tipo di arredo. In Gran Bretagna, negli anni 1870-1880, l’influenza giapponese è evidente e lo stile anglo-giapponese applicato ai tavolini è molto in voga.
In America, Stuart Foote, amministratore delegato della Imperial Meubles, sarebbe il precursore del modello di tavolino che conosciamo oggi. Si narra che, mentre tagliava le gambe di un tavolo, gli sarebbe venuta l’idea che questo mobile basso avrebbe trovato perfettamente posto di fronte a un divano. Già nel 1920, Stuart Foote commercializzò su larga scala il suo modello di tavolino. Allo stesso tempo, la produzione di vari tipi di tavolini si intensificò e questo mobile si affermò rapidamente negli interni dell’americano medio.
In Francia, già tra la fine del XIX secolo e l’inizio del XX, esistevano tavolini in legno come rovere, ciliegio o castagno. Ma, in realtà, si trattava di tavolini in stile rustico di dimensioni modeste, ai quali erano state tagliate le gambe. In realtà, la presenza di tavolini nelle case borghesi si riscontra solo negli anni 1920-1930.
I tavolini hanno forme diverse: rettangolari, rotondi o ovali. La loro altezza varia tra i 30 cm e i 40 cm. Nello stesso periodo, l’Art Déco (corrente artistica influenzata dal cubismo e che prediligeva linee semplici e forme diritte) si interessò da vicino a questo mobile, in particolare designer come Jacques-Yves Rulhman, Paul Dupré-Lefon o Jean Dunand.
Alcune creazioni hanno segnato più di altre la storia del tavolino. L’azienda francese Chevillard, specializzata nell’utilizzo del bronzo, dell’ottone o dei metalli ramati, creò, nel 1850, un tavolino rettangolare a due livelli in ottone massiccio. Nel 1858, fu l’azienda franco-brasiliana Objekto a realizzare un tavolino in legno denominato «Moebius», in riferimento al nastro creato dall’omonimo matematico tedesco.
Nel 1900, la riconversione di un’antica vasca portò alla realizzazione di un modello di tavolino rivettato di tipo industriale in metallo grezzo. Nel 1920 si scopre un esempio eloquente dell’Art Déco: il «tavolino con i fagiani» in bronzo del francese Armand-Albert Rateau. Oppure, nel 1925, il tavolino estraibile in legno laccato del francese Gaston Suisse. Sempre nello spirito Art Déco, risalente al 1930, un tavolino in ferro battuto.
Nel 1928 si entra nello stile Bauhaus (istituto di arti e mestieri fondato nel 1919 in Germania) con questo tavolino «LC 10». È stato progettato dallo svizzero Le Corbusier (infatti, Le Corbusier, il cui vero nome era Charles-Edouard Jeanneret-Gris, ottenne la cittadinanza francese solo nel 1930). Il suo tavolino presenta una struttura metallica cromata su cui poggia un piano in vetro.
Nel 1944, il giapponese Isamu Noguchi è un punto di riferimento nel design organico, ovvero un design che adotta forme fluide, rotonde e morbide. Ci propone uno dei suoi famosi tavolini, l’«IN 50». Si tratta di un tavolino triangolare dai bordi arrotondati, il cui piano è in vetro dello spessore di 19 mm e poggia su una base mobile in noce laccato nero.
All’insegna della leggerezza e dell’armonia, l’americano Charles Eames ci propone, nel 1946, il suo tavolino in legno lamellare, il cui piano presenta eleganti curve che conferiscono fluidità a questo tavolino. Ancora Isamu Noguchi, nel 1948, che questa volta torna con un tavolino la cui base è in legno curvato e massiccio, su cui è posato un piano in vetro freeform. Questo mobile delicato e arioso rappresenta il perfetto connubio tra forme scultoree sublimi e un tavolo robusto e durevole.
Nel 1950, Pierre Guariche, designer d’interni francese, progetta un tavolino la cui base è in filo metallico laccato di nero, sormontata da un piano in legno multistrato rivestito in formica. Nello stesso anno, un altro designer francese, André Arbus, realizzò un tavolino con doppio piano rotondo in palissandro. Nel 1951, l’imperdibile tavolino di Charles e Ray Eames, inizialmente chiamato «Elliptical Table», viene ben presto ribattezzato «Surfboard Table» per via della sua forma ovale. Le gambe sono in fili d’acciaio curvati e saldati.
Nel 1956, un nuovo modello di Le Corbusier, con un tavolino detto «tronco d’albero». Il suo piano è costituito da una massiccia fetta di tronco d’albero appoggiata su gambe a «V» in tondino di ferro. Nel 1965, l’architetto italiano Gae Aulenti propone un tavolino classico in marmo. Il suo piano poggia su gambe a forma di doppi cilindri, creando un perfetto equilibrio tra eleganza e robustezza.
Nel 1971, i coniugi Simonnet, architetti francesi, creano un tavolino modulare, stampato in poliestere e che ricorda la forma di un puzzle. Un altro modello imperdibile di tavolino è il «Glass Table», ideato dal designer giapponese Shiro Kuramata nel 1976. In stile minimalista, il piano e le gambe sono in cristallo trasparente e la sua realizzazione è di assoluta raffinatezza.
Nel 1979 nasce un tavolino denominato «Carcasse» del designer svizzero Diego Giacometti. Il suo piano in vetro poggia su quattro gambe in bronzo patinato di verde, impreziosite da un piccolo motivo a forma di pipistrello. Nel 1984, il designer e architetto italiano Michele de Lucchi, membro del gruppo Memphis (influenza del design degli anni ’80), progetta un tavolino in legno laccato e plastica laminata.
Presentato alla fiera internazionale «Furniture Fair» di Colonia nel 2002, il tavolino «Parabel» è stato realizzato dal designer finlandese Eero Aarnio. Di forma rotonda, che ricorda una parabola da cui deriva il nome, questo tavolino è in fibra di vetro e presenta una base monoblocco. Infine, va sottolineato il design ultra-moderno di questo tavolino, modello del 2011. Di forma organica, la sua base e il piano formano un tutt’uno e si fondono in una forma simile a un ciottolo bianco o nero laccato in fibra di vetro, trasmettendo un’impressione di «zen attitude» molto di tendenza al giorno d’oggi.
Per concludere questa rassegna storica, va ricordato che i primi modelli di tavolini da salotto fecero la loro comparsa solo nella seconda metà del XIX secolo. Nel corso del XX secolo, invece, il tavolino da salotto ha conosciuto una straordinaria evoluzione, e ciò per diversi motivi. Il primo è che questo mobile si è ampiamente diffuso e quindi il suo prezzo è diventato progressivamente accessibile a tutti. Il secondo elemento è che il progresso industriale ha permesso la diversificazione dei materiali utilizzati (ad esempio il cromo, l’acciaio inossidabile, la formica o l’acrilico). Infine, il terzo fattore è che i designer di tavolini da salotto hanno intensificato la produzione di massa, ampliando così il loro pubblico di potenziali acquirenti.
Le forme e i materiali di un tavolino
Le forme
La forma di un tavolino è uno dei primi criteri di scelta. Esistono tavolini di forma rettangolare, quadrata, rotonda, ovale o triangolare. Inoltre, si trovano tavolini dalle forme originali, ovvero frutto dell’ispirazione del momento del designer. Alcuni modelli sono sorprendenti, come i tavolini a forma di cuore, di stella, di animali o persino di barche.
Queste forme influiranno sullo stile. Infatti, il tavolino quadrato sarà scelto per un salotto in cui il resto dell’arredamento e delle decorazioni è tradizionale o classico. Un tavolino rotondo sarà preferito per una stanza in cui l’arredamento è più moderno o contemporaneo. Per quanto riguarda le forme originali, si tratterà di modelli unici o in edizione limitata, fortemente caratterizzati dal marchio del designer.
Stili, forme e funzionalità si intrecciano e si fondono tra i diversi modelli o categorie di tavolini da salotto. Le esigenze espresse in merito all’acquisto di un tavolino da salotto determineranno, ad esempio, se questo mobile avrà un piano singolo o doppio, se sarà dotato o meno di rotelle, se poggerà su quattro gambe o su un unico piede monoblocco…
Un’altra categoria di considerazioni riguarderà le specificità del tavolino. Si determinerà il numero e il tipo di spazi di contenimento. Questi ultimi, infatti, potranno presentarsi sotto forma di ripiani, cassetti, nicchie o cassetti. Il tavolino potrà inoltre essere arricchito da vari accessori. Infine, occorrerà stabilire se il suo utilizzo sarà permanente o occasionale.
Infine, le dimensioni del salotto e lo spazio destinato al tavolino ne determineranno la forma. Infatti, a seconda della disposizione rispetto al resto dell’arredamento, dovrà essere possibile muoversi agevolmente attorno al tavolino. Le sue dimensioni dovranno quindi essere adeguate. Ad esempio, un tavolino rettangolare risulterà più imponente e ingombrante, ma si adatterà perfettamente di fronte a un divano ad angolo. Al contrario, un tavolino rotondo o ovale, con i suoi bordi arrotondati, conferirà maggiore leggerezza all’aspetto generale del soggiorno.
I materiali
Fin dalle origini del tavolino, i materiali utilizzati per la sua realizzazione si sono notevolmente evoluti, grazie ai progressi nel campo tecnologico, chimico e organico. Tuttavia, i materiali più tradizionali come il legno, la pietra, il ferro battuto o il metallo, particolarmente apprezzati per la loro robustezza, rimangono sempre di attualità.
Il materiale influisce direttamente sullo stile di un tavolino da salotto. È importante che questa tendenza decorativa si armonizzi al meglio con i mobili esistenti o futuri, nonché con l’arredamento generale del salotto. Infatti, un tavolino da salotto tradizionale o contemporaneo, moderno o di stile, non sarà realizzato con gli stessi materiali.
In un salotto dall’arredamento elegante e attuale, un tavolino in vetro troverà il suo posto. La scelta di un tavolino in legno sarà giustificata per un salotto dall’arredamento in stile rustico. Il legno conferirà alla stanza un’atmosfera accogliente e autentica. Spingendosi un po’ oltre, si può aggiungere un tocco esotico con il teak. Per un maggiore carattere, il tavolino sarà in pietra e ferro battuto. Per quanto riguarda il metallo, si tratta di un materiale moderno e di grande attualità.
I materiali utilizzati per la realizzazione di un tavolino sono molto vari. C’è il legno o l’impiallacciatura di legno, presente praticamente in tutte le sue essenze, sia per ragioni di colore che di resistenza. Tra questi si trovano in particolare il rovere chiaro o grigio, il pino, il ciliegio, il faggio, il bambù e il rattan. Molto diffuso, il teak è un legno tropicale proveniente dall’India, dalla Malesia, dal Laos e dalla Thailandia. Forse meno conosciuto ma in forte ascesa, il wengé è un albero tropicale africano dal legno nero molto resistente.
Si trovano anche materiali che resistono nel tempo. Ad esempio, tavolini in pietra come il marmo, in vetro, in ceramica o in fibra naturale. Ci sono poi il ferro battuto, l’acciaio o il metallo, molto apprezzati nella realizzazione di tavolini ai quali i designer vogliono conferire uno stile industriale.
Poi ci sono materiali utilizzati per la realizzazione di tavolini come il melaminato, costituito da pannelli di legno compresso con resine amminiche. C’è anche il laminato, meglio conosciuto con il nome commerciale di Formica. Derivato direttamente dal melaminico, il laminato è costituito da una sovrapposizione di strati successivi, sottoposti a una trasformazione chimica che tende a legarli intimamente tra loro per creare un unico materiale. Molto noto è anche il truciolato, costituito da particelle di legno.
Sempre più spesso si vedono tavolini realizzati con materiali più recenti. L’MDF, o Medium, sta per Medium Density Fiberboard. Si tratta di un pannello di fibre a media densità. I materiali compositi, invece, derivano dall’unione di almeno due materiali che non si mescolano ma si completano a vicenda, in modo da sfruttare le proprietà di ciascuno degli elementi.
Un altro tipo di materiale in forte espansione è rappresentato dalle resine. La più nota tra queste è sicuramente la lacca che riveste i tavolini. Si tratta di una resina derivata dal lattice che, una volta asciutta, diventa un rivestimento particolarmente resistente. C’è anche la gommalacca. Si tratta di una resina organica secreta da un insetto originario dell’India e della Thailandia. Oppure l’acrilux, una resina acrilica protettiva.
È necessario approfondire la conoscenza di alcuni materiali. I primi tavolini con piano in vetro furono realizzati e venduti nel 1934 da un grande magazzino di Chicago. Si diffusero ampiamente intorno agli anni ’50. Esistono vetri satinati, curvi o temperati. Il vetro satinato è una questione di finitura e conferisce un aspetto opaco. Il vetro curvo assume la forma che si desidera dargli. Il vetro temperato è molto resistente.
I tavolini in vetro sono ideali soprattutto per i salotti di piccole dimensioni. Infatti, contribuiscono a dare l’impressione che il volume della stanza sia ampliato. Questa sensazione è rafforzata dal fatto che il piano in vetro riflette tutte le fonti di luce, illuminando così l’intera stanza. Inoltre, il tavolino in vetro conferirà un tocco moderno e di design al salotto grazie al vetro colorato o alle sue infinite forme. Da notare che il piano in vetro è spesso abbinato a una base in metallo cromato.
Per i modelli di tavolini interamente in vetro, lo spessore del piano dovrà essere di almeno 12 mm. Se solo il piano è in vetro, il suo spessore sarà di 7 mm. Per maggiore sicurezza, non solo è preferibile un tavolino da salotto in vetro con angoli arrotondati, il che è molto più prudente soprattutto per i bambini piccoli, ma anche in vetro temperato.
A prima vista il vetro temperato non si differenzia dal vetro normale. Tuttavia, la lavorazione del vetro temperato segue un processo dettagliato di raffreddamento e riscaldamento per renderlo resistente agli shock termici. Inoltre, il piano di un tavolino in vetro temperato è molto robusto. Qualunque sia l’impatto, il piano non si romperà e non presenterà nemmeno la minima crepa.
Tuttavia, è importante sapere che lo spessore del piano in vetro di un tavolino è di circa 2,5 cm e presenta un peso considerevole. È quindi necessario assicurarsi che l’intera struttura del tavolino sia in grado di sostenere un piano di tale peso. I piani in vetro normale sono più fragili, ma essendo meno spessi sono anche più leggeri. È quindi necessario valutare se i vantaggi offerti dal vetro temperato corrispondano effettivamente alle esigenze specifiche: presenza o meno di bambini, uso intensivo o meno del tavolino?
Un altro materiale al tempo stesso tradizionale e sempre attuale è il metallo. In linea di principio, l’uso del metallo è riservato alla struttura del tavolino o a dettagli specifici che ne definiscono il design. Tuttavia, nella storia del tavolino, si trovano alcuni modelli interamente in metallo che conferiscono uno stile industriale. Molto spesso, gli elementi in metallo sono cromati o anodizzati, nel caso in cui si utilizzi l’alluminio. Ciò conferisce a questi elementi una maggiore resistenza e un aspetto decorativo.
I tavolini in materiale plastico sono comparsi negli anni ’60. Le proprietà tecnologiche e fisiche di questi materiali sono quelle dei polimeri. Esistono due grandi famiglie di materiali plastici: i termoplastici e i termoindurenti. I termoplastici sono costituiti da resine che diventano plastiche quando vengono riscaldate e si induriscono quando vengono raffreddate. Sono molto resistenti, molto leggeri e innocui per la salute umana. È possibile colorarli e modellarli a piacere. I termoindurenti sono materiali plastici che si induriscono sotto l’effetto del calore e assumono una consistenza solida. Questo processo è chiamato polimerizzazione. Dopo questa fase, non è più possibile modificare la forma dei tavolini realizzati con questo materiale.
Il materiale originariamente utilizzato per i tavolini e ancora oggi impiegato nella loro produzione è il legno. Esso conferisce ai mobili sia robustezza che durata nel tempo. Inoltre, trattandosi di un materiale naturale, le tonalità possono variare da un tavolino all’altro. La gamma cromatica spazia dal legno chiaro, di ispirazione scandinava, ai colori più decisi provenienti dall’Asia, dall’Africa o dall’America Latina. Infine, i tavolini saranno disponibili in legno massello o in impiallacciatura. Questo rivestimento riprodurrà tutte le tonalità e tutte le caratteristiche delle diverse essenze di legno.
Tavolino – I diversi modelli
Tavolino di design
Il termine «design», applicato ai tavolini, è un anglicismo che rimanda al concetto di «progettazione», ma di progettazione stilistica. Questa spiegazione «vaga» del design deriva dal fatto che non esiste un’unica definizione di questo termine. Esso varia a seconda delle epoche, delle culture, delle correnti e degli individui.
È proprio questa molteplicità di criteri a definire il design. Ne è prova il dizionario «Petit Larousse», che ci propone due definizioni diverse di questa parola. Per orientarsi, si può comunque precisare che il design fa parte delle arti applicate, che ha come obiettivo la realizzazione di oggetti di uso quotidiano, come un tavolino da salotto, basandosi su una ricerca costante dell’aspetto visivo di tale oggetto, quindi della sua estetica.
Il design deve conciliare due imperativi: la forma e le funzioni dell’oggetto. Infatti, un prodotto di design, come un tavolino da salotto, dovrà essere funzionale e di facile utilizzo. Nel corso del XX secolo, l’evoluzione del design si è orientata in due direzioni. La prima è il «design d’autore», che si concentra piuttosto sui mezzi impiegati per la realizzazione. Sono le risorse umane a prevalere, con il know-how di artigiani o tecnici esperti. Il risultato è una produzione limitata di un prodotto dal costo elevato. Il secondo orientamento è il «design industriale», la cui motivazione principale è l’idea, il progetto, la concezione. La realizzazione avviene all’interno di grandi aziende per una produzione in serie e a un costo ridotto.
Queste due correnti spiegano perché oggi sia possibile acquistare un tavolino di design economico e funzionale. Oltre ad essere pratico, spesso dotato di ampia capienza, il tavolino di design sarà un elemento d’arredo fondamentale per l’eleganza del salotto. Naturalmente, sarà sempre possibile preferire un tavolino di design in edizione unica (o in tiratura molto limitata) di un designer di tendenza.
Alla luce di questa definizione, i designer hanno dato libero sfogo alla loro immaginazione. È il caso di questo tavolino realizzato dall’azienda Racine Carré, specializzata in prato decorativo da interni. Si tratta di un tavolino che presenta, al centro, un piccolo quadrato di prato, che senza dubbio porterà una nota di verde nel salotto.
Il tavolino a forma di fiore richiama alla mente il «flower power». Raffinato e funzionale al tempo stesso, è composto da un piano in vetro nero ondulato, in cui ogni petalo sembra fungere da ripiano personale per ciascun ospite. Il «Ripple effect tea table» è stato ideato da due studenti della Design Academy. Riproduce l’effetto delle increspature dell’acqua ogni volta che vi viene appoggiato un oggetto.
Molto di tendenza, l’«iTable» è un tavolino a forma di iPod. Questo modello è stato ideato dal designer Mirko Ginepro. Con il suo tavolino sospeso «Sancal Elipse», il designer Rafa Garcia ci immerge nel mondo dell’illusione ottica. Infatti, il piano superiore di questo tavolino sembra essere in levitazione.
La collaborazione tra i marchi Moroso e Diesel ha portato alla realizzazione del tavolino «X radio». Il suo piano in vetro nasconde una pellicola stampata raffigurante una console da DJ. Il designer Rainer Mutsch ci propone i suoi tavolini «Rock elements», che hanno la forma di cubetti di ghiaccio intagliati. In alcune occasioni, alcuni di questi tavolini possono fungere da pouf molto comodi, un fatto sorprendente dato il loro aspetto austero e spigoloso. Questo comfort è dovuto a uno stampaggio in poliuretano che conferisce una vera flessibilità a questi elementi.
Il tavolino luminoso «Lounge multicolor LED», prodotto dall’azienda tedesca Moree, è un vero e proprio creatore di atmosfera. Questo tavolino è di forma rotonda ed è dotato di un telecomando che permette di cambiarne il colore. Il tavolino «Olympia» del designer Hanjel ci riporta al passato e, più precisamente, nell’universo intimo dei boudoir. Il suo design è di forma classica e il piano è in tessuto trapuntato di colore grigio, rosa o marrone.
Il tavolino «Rotor» del designer Luciano Bertoncini si distingue per la sua forma originale ma anche per la sua estrema funzionalità. È infatti composto da cinque ripiani in rovere, di cui i tre centrali ruotano a 360°. Grazie alla sua struttura modulare, offre molto spazio, mentre una volta chiusi tutti i ripiani, è ideale per gli spazi ridotti.
Infine, va menzionato questo modello di tavolino effimero: il «Writingtable» del designer Martin Saemmer. È infatti costituito da mille fogli staccabili in stile «post-it». Una volta riempito il foglio in cima, basta rimuoverlo e ricominciare da quello sottostante: un tavolino da sfogliare.
Tavoli evolutivi
Tavolino ribaltabile
Al giorno d’oggi, il risparmio di spazio è una ricerca costante. Creatori, designer e produttori hanno ben compreso che l’attuale richiesta per un mobile è quella di un ingombro minimo e della massima funzionalità. Una di queste risposte è il tavolino ribaltabile.
Il punto di forza dei tavolini ribaltabili è che offrono al contempo meccanismi complessi, design d’eccezione, risparmio di spazio e soluzioni di stoccaggio ingegnose. La sfida di ottimizzare lo spazio è stata vinta, poiché i tavolini ribaltabili occupano pochissimo spazio ma possono aumentare notevolmente la loro superficie in altezza e, talvolta, anche in larghezza. Infatti, sono stati introdotti sul mercato modelli il cui piano è dotato di prolunghe. Queste prolunghe possono essere integrate, pieghevoli o ottenute tramite il raddoppio del piano.
Il vantaggio principale è che il tavolino ribaltabile può aprirsi e trasformarsi in un tavolo da pranzo. In questo modo, ospitare amici o familiari a cena diventa semplice e non richiede più di stravolgere la disposizione della stanza. L’unico neo di questo utilizzo è la scelta limitata in termini di dimensioni. Ciò è dovuto in particolare al meccanismo del tavolino ribaltabile, che ne limita la progettazione e la realizzazione. Sarebbe auspicabile che le dimensioni potessero variare, in particolare per quanto riguarda la profondità. Nella sua versione da tavolino, l’utilizzo sarà quello più convenzionale che conosciamo. Per entrambi gli impieghi, anche la base riveste un ruolo importante sia dal punto di vista del design che da quello pratico. Alcuni modelli sono dotati di gambe incrociate, altri di gambe verticali.
Dal punto di vista estetico, il tavolino ribaltabile offre un’ampia gamma in grado di adattarsi all’arredamento di qualsiasi ambiente. La scelta di colori e materiali (vetro, melaminico o legno) è molto ampia. Il melaminico ha un costo contenuto ed è di facile manutenzione. Tuttavia, è disponibile solo in nero, bianco o finitura effetto legno.
Il legno o l’impiallacciatura, dall’aspetto più naturale, conferiscono al tavolino ribaltabile una solidità che garantisce una lunga durata nel tempo. Sono disponibili numerose tonalità che richiamano diverse essenze: noce, ciliegio, faggio, wengé, rovere grigio o rovere chiaro… Il vetro colorato offre una vasta gamma di colori e si integra perfettamente in un arredamento moderno. Tuttavia, il vetro è un materiale più fragile ed è disponibile solo per alcuni modelli.
I vantaggi del tavolino ribaltabile sono evidenti. Il risparmio di spazio, in particolare per gli interni di dimensioni ridotte, con alcuni modelli che consentono di raddoppiare il piano una volta aperto. Il sistema di apertura manuale è semplice, immediato ed efficiente e può essere azionato facilmente da chiunque, il che è del resto l’obiettivo di questo tavolino, che potrà essere utilizzato più volte nella stessa giornata. Una volta aperto, il tavolino ribaltabile può ospitare da sei a otto persone.
Esistono due sistemi per i tavolini ribaltabili che consentono un’apertura sia automatica che manuale. Con il sistema manuale, è possibile aprire il tavolino con un solo gesto e raddoppiarne istantaneamente la superficie. L’azienda Atout Design è stata la prima a proporre questo sistema di apertura in Francia e, da allora, si è specializzata in questo meccanismo, che ha fatto brevettare a livello internazionale per i suoi tavolini ribaltabili e per il quale offre una garanzia di cinque anni.
D’altra parte, il sistema a pistone a gas offre il vantaggio di poter alzare o abbassare il tavolino ribaltabile a qualsiasi livello di altezza, da quello più basso nella configurazione da tavolino a quello più alto nella configurazione da tavolo da pranzo. Questo sistema garantisce una grande libertà d’uso e non ostacola in alcun modo l’utilizzo delle prolunghe a qualsiasi livello. Va notato che il meccanismo a pistone a gas, garantito per uno o due anni, dovrà essere realizzato da un produttore esperto e di riferimento in questo settore. Inoltre, l’affidabilità di questo sistema e la sua resistenza nel tempo saranno messe in dubbio su un tavolino ribaltabile molto economico.
Alla luce di tutti questi elementi, la scelta di un determinato modello di tavolino ribaltabile richiede una riflessione approfondita. Innanzitutto, sarà necessario analizzare le esigenze relative a questo tavolino e le specificità della stanza in cui verrà collocato. Bisognerà considerare la posizione in cui verrà collocato il tavolino ribaltabile, le sue dimensioni minime e massime, l’aspetto in termini di finiture o colori, il numero abituale di coperti o ancora la frequenza di utilizzo.
Inoltre, occorrerà tenere conto del costo del tavolino ribaltabile. La praticità sarà fondamentale, poiché il tavolino ribaltabile non è un semplice elemento decorativo del salotto, ma un oggetto di uso quotidiano. Successivamente, si dovrà scegliere il sistema di apertura del tavolino ribaltabile. Infine, occorre considerare il materiale del tavolino ribaltabile. Da questo materiale dipenderà la sua durata nel tempo. Il più resistente è il legno o l’impiallacciatura di legno, seguito dal melaminato. La laccatura è tra i rivestimenti più fragili.
Il tavolino ribaltabile da pranzo è l’ultima novità, ma è ancora poco diffuso tra il grande pubblico. Con un solo gesto, si trasforma in una scrivania il cui piano si solleva sopra le ginocchia e si posiziona all’altezza giusta. Permette di stare comodamente seduti in fondo al divano, con la schiena ben sostenuta, e di poter lavorare, navigare in Internet o mangiare.
A seconda delle dimensioni del tavolino da pranzo, sarà persino possibile ospitare due o tre persone. Potrà inoltre essere dotato di un ampio vano portaoggetti. Il tavolino da pranzo offre la stessa scelta di materiali, colori, forme e design dei classici tavolini ribaltabili. Il tavolino ribaltabile da pranzo «Yoyo», in vendita presso Atout Design, è un ottimo esempio di questo nuovo tipo di arredo.
Tavolino modulare
Il tavolino modulare è il mobile ideale che risponde a un’infinita varietà di utilizzi. Da notare che permette anche di riporre ogni genere di oggetti (telecomandi, riviste…) che ingombrano il salotto. Il termine «modulare» significa che un mobile è facilmente adattabile e può trovare impiego in diversi luoghi e in vari modi.
Il termine «modulare» è un concetto contemporaneo. I rivestimenti e l’uso di materiali rispettosi dell’ambiente nella produzione dei tavolini modulari conferiscono un tocco di modernità al vostro salotto o al vostro ufficio. Per quanto riguarda il tavolino modulare, nella maggior parte dei casi troverà impiego soprattutto in spazi ridotti o affollati. Il risparmio di spazio, oggi oggetto di costante ricerca, riguarda sia i privati che le aziende.
Infatti, una delle ragioni principali alla base degli spazi ristretti è il costo dei locali commerciali. L’arredamento da ufficio deve quindi adattarsi a questi spazi ridotti. Il tavolino modulare utilizzato come tavolo da lavoro soddisferà le esigenze di questi ambienti ristretti. Inoltre, l’acquisto continuo di nuovi mobili o la sostituzione di quelli vecchi è molto oneroso. Questo non è più un problema con il tavolino modulare, poiché il suo concetto prevede che basti integrare i moduli già presenti con quelli nuovi. Da notare che sarà necessario prevedere questa eventualità sin dal primo acquisto. Anche il privato desidera ottimizzare il proprio spazio e, ad esempio, apprezzerà l’utilizzo semplice e rapido del proprio tavolino modulare grazie a dispositivi ingegnosi e sedute integrate.
La natura modulare di questo tavolino ne determina in genere un costo elevato. Il miglior rapporto qualità/prezzo di un tavolino modulare dipenderà soprattutto dal suo design e dai materiali utilizzati. Innanzitutto, occorre tenere conto del design del tavolino modulare. La sua durata dipende direttamente dal design, poiché questo influirà direttamente sui materiali di fabbricazione utilizzati.
Un modello tradizionale di tavolino modulare sarà generalmente realizzato con materiali naturali come il legno e il vimini, che a volte saranno lavorati. Da notare che il piano può essere in vetro o in marmo. È inoltre possibile trovare tavolini modulari in bambù, in rattan o persino in legno di cocco. Tutti questi modelli avranno prezzi di vendita ragionevoli. Per un modello di tavolino modulare più contemporaneo, i materiali impiegati saranno solitamente il vetro, l’alluminio, la plastica o la ceramica. Questi modelli, che uniscono estetica e funzionalità, avranno un prezzo accessibile.
Per quanto riguarda l’aspetto, i piani dei tavolini modulari sono disponibili in legno o impiallacciatura, con tonalità che richiamano le diverse essenze. Esistono però anche alcuni modelli in laminato o acrilux di vari colori, in vetro o persino in cartone riciclato per gli amanti dell’ecologia. Ingegnoso, classico, contemporaneo, di design: ogni salotto o ufficio troverà il tavolino modulare che si adatta al proprio arredamento o alle proprie esigenze.
La modularità, sfruttata in tutti i sensi del termine, ha dato vita a innumerevoli modelli di tavolini modulari. Ad esempio, il tavolino modulare «Double face» verde dei designer di Rendez-vous Déco crea un incontro tra due mondi grazie al contrasto tra il colore esterno, laccato di nero, e quello interno, verde fluo. Singolare e pratico, questo tavolino si adatta a piacere come tavolino ausiliario, vassoio di servizio o tavolino da divano, consentendo diversi utilizzi. A tal fine, in modo semplice e rapido, basterà aprirlo a metà o ripiegarne i due lati.
Un altro modello degno di nota è il tavolino modulare cromato con ripiani girevoli, anch’esso in vendita presso Rendez-vous Déco. Il suo stile industriale è molto marcato grazie alla forma, alla base monoblocco e alla finitura cromata. Ma è anche molto funzionale, poiché offre diverse configurazioni grazie all’ingegnoso sistema di ripiani girevoli. Aprendo o chiudendo i tre ripiani, si passa istantaneamente da un tavolino compatto a uno più aperto.
Il tavolino modulare «Bi-Box» in cartone si inserisce in una tendenza molto in voga. È composto da due elementi distinti in cui è possibile riporre gli oggetti di uso quotidiano del salotto. A seconda dell’uso desiderato, è possibile unire questi due elementi per ottenere un tavolino da salotto, impilarli per creare una mensola di design oppure separarli per ottenere due tavolini da divano. Il tavolino modulare «Bi-Box» è realizzato in cartone alveolare, un materiale molto robusto. Ciò è dovuto alla sua struttura a nido d’ape, che gli garantisce un ottimo rapporto peso/resistenza. Più piccola è la dimensione dell’alveolo, più solido è il cartone alveolare.
Tavolino trasformabile
Il tavolino trasformabile è al tempo stesso funzionale ed esteticamente gradevole. È perfetto per gli spazi ristretti o angusti. Permette di organizzare al meglio lo spazio abitativo e garantisce un reale risparmio di spazio. Il tavolino trasformabile è facile da maneggiare e offre una grande varietà di utilizzi.
Con un ingombro minimo, presenta indubbi vantaggi in termini di praticità, riporre e mobilità. Inoltre, alcuni modelli sono pieghevoli. Ciò consente di riporli quando non servono più o in caso di necessità di spazio aggiuntivo nella stanza.
Per quanto riguarda l’aspetto, i tavolini trasformabili sono disponibili nelle forme più disparate e presentano design e dettagli innovativi. La forma, le dimensioni o lo stile del tavolino trasformabile dovranno essere scelti in base ai gusti personali, ma soprattutto in base all’arredamento esistente e all’aspetto generale del salotto. Infatti, il resto dell’arredamento dovrà armonizzarsi perfettamente con questo tavolino.
Per quanto riguarda le dimensioni, dovranno essere adeguate alle dimensioni della stanza per garantire un buon equilibrio, mentre l’altezza dovrà essere inferiore di 5-10 cm rispetto a quella della seduta del divano. Infine, occorre tenere conto del budget a disposizione per l’acquisto di un tavolino trasformabile. Infatti, il suo prezzo sarà un buon indicatore della qualità del modello e, in particolare, della qualità dei materiali utilizzati per la sua realizzazione.
Un tavolino trasformabile in legno di qualità avrà un costo piuttosto elevato. Tuttavia, l’investimento effettuato ne garantirà la durata nel tempo. Il tavolino trasformabile in legno è tradizionale, esteticamente gradevole e deve integrarsi perfettamente con lo stile del salotto. Prima di tutto, è importante definire tale stile in base all’arredamento già presente in termini di colori, ovvero se è classico o moderno, antico o contemporaneo.
Se la scelta di un tavolino trasformabile in legno rappresenta il primo passo nell’arredamento del salotto, tale scelta sarà più libera e, in seguito, basterà abbinare i mobili che lo completeranno e l’arredamento della stanza. In questo modo, il risultato sarà un insieme armonioso in cui il tavolino trasformabile in legno troverà davvero il suo posto.
Alcuni modelli di tavolini trasformabili possono trasformarsi in divano, in spazio contenitivo o in scrivania. È il caso del tavolino trasformabile «Jazz», che presenta un concetto innovativo. Infatti, oltre ad essere innanzitutto un tavolino di design e pratico, può trasformarsi in una mensola a tre ripiani. Basta sollevare il suo piano in vetro grigio antracite. Il suo unico piede, incassato nella base, è in metallo cromato.
Un altro esempio di metamorfosi è il tavolino trasformabile «U.M.O.» dell’azienda newyorkese UM Project, individuato durante l’ultima edizione della fiera «Brooklyn Designs». Si trasforma facilmente in scrivania o in panca: basta capovolgerlo su se stesso. Questa versatilità immediata è talmente sorprendente che il tavolino porta bene il suo nome: «U.M.O.», che sta per «Undefined Magical Object», ovvero «Oggetto Magico Indefinito». Questo tavolino è inoltre dotato di diversi vani portaoggetti. Il suo carattere di grande tendenza è ulteriormente rafforzato dal fatto che è realizzato quasi interamente con tappi di sughero riciclati, un tocco ecologico molto in voga al momento.
Un’altra possibile trasformazione è quella del tavolino in letto singolo. Questo tavolino è composto da una base in metallo, due ripiani in melaminico color alluminio e tre cuscini con motivo «chenillé arabo» color prugna. Il tutto è impilato e fissato tramite un tubo metallico con una piastra avvitata ai piani. È sufficiente rimuovere questo tubo metallico per sollevare il primo piano e poter prendere i tre cuscini, disporli uno accanto all’altro e allestire così un letto per una persona.
Da segnalare anche il mobile «Café and Leche», creato dai designer del marchio spagnolo Ebualà, che offre quattro possibili configurazioni, in particolare quella composta da due poltrone separate da un tavolino centrale incassato. Questo tavolino potrà a sua volta essere esteso per trasformare il mobile in un divano a tre posti. Questa trasformazione è resa possibile da un ingegnoso sistema di cuscini bicolori pieghevoli.
Tavolino estraibile
Il tavolino a incastro affonda le sue origini nel Secondo Impero (1852–1870) e la sua diffusione è andata crescendo nei decenni successivi. Il principio dei tavolini a incastro va concepito con lo stesso spirito delle matrioske. Si tratta di tavolini dalla stessa forma e dallo stesso design, ma di dimensioni diverse, che consentono di riporli inserendoli uno sotto l’altro. Il tavolino più grande nasconde uno più piccolo, che a sua volta ne nasconde un altro ancora più piccolo e così via. Visto dall’alto, sembra esserci un solo tavolino, mentre gli altri sono incastrati sotto il primo, che è anche il più grande.
In realtà, il meccanismo dei tavolini impilabili è molto semplice. Si tratta di una serie da tre a cinque tavolini che scorrono uno sotto l’altro grazie a una guida fissata sotto il piano. Le gambe sono in genere piuttosto sottili e unite da listelli che fungono da fermo per facilitarne lo stoccaggio. Inoltre, quando si ha bisogno di più spazio, basta estrarre il numero di tavolini necessario. Una volta riportati nella loro posizione iniziale, occuperanno uno spazio ridotto. I tavolini a incastro sono disponibili in tutti gli stili, tutte le forme e tutti i materiali. Alcuni modelli sono decorati con motivi vari o semplicemente rivestiti con una tinta unita.
Dal design molto essenziale, il tavolino a incastro proposto dal produttore Leitmotiv è composto da tre tavolini da utilizzare singolarmente o insieme. Si tratta di tavolini con piano in vetro trasparente molto resistente e gambe in acciaio cromato. Un altro modello in vetro, ma in stile Art Déco, è il tavolino impilabile «design 12MM», caratterizzato da linee e forme semplici. È composto da tre tavolini in vetro lucido e arrotondato. Anche il legno è presente come materiale, in particolare per il tavolino a incastro «Nest Table» in teak. Composto da tre tavolini, è la versione in legno del «Nest Table», che è stato realizzato in molti materiali e colori.
Le varianti possono riguardare anche il numero di tavolini e la struttura. È il caso del tavolino impilabile «780/783», risalente al 1966, del designer Gianfranco Frattini. È composta da quattro tavolini impilabili e, in questo modello, è l’altezza delle gambe di ciascun tavolino a consentire l’impilamento. È disponibile in faggio naturale, laccato bianco o nero, oppure in tonalità noce. Il piano di questi quattro tavolini è in laminato ed è reversibile, bicolore bianco e nero.
Tavolino pieghevole
Il tavolino pieghevole è un tavolino che funge occasionalmente da tavolino ausiliario. Può essere utile, ad esempio, se si ha bisogno di una superficie più ampia su cui appoggiare qualcosa oppure se è l’unico tavolino disponibile, come ad esempio nei piccoli appartamenti. In ogni caso, una volta terminato l’uso, è destinata a essere ripiegata e riposta.
Alcuni modelli sono molto originali e, soprattutto, ingegnosi per quanto riguarda il loro sistema di riporre. È il caso del tavolino pieghevole del designer Hauke Murken. Questo tavolino in betulla naturale è composto da due pannelli rettangolari. Si piega al centro e può essere appeso in un armadio (spessore da piegato: 5 cm).
Un’altra innovazione è rappresentata dal tavolino pieghevole «Miss Folding» del designer Pierre-Léon Luneau. Si tratta di un tavolino con chiusura a cerniera. Riversibile, è realizzato in tessuto trattato ed è dotato di cerniere su ciascuna delle sue gambe per poterlo ripiegare rapidamente. Inoltre, è dotato di magneti che consentono di impilare più tavolini ripiegati e di riporli in piano.
Forma e sistema ancora diversi per il tavolino «Lieve-Stabile Café», che si presenta come tre ripiani di diverse dimensioni in legno curvato. Il legno curvato è un legno che viene piegato sotto l’effetto del vapore. La base è costituita da un telaio pieghevole in acciaio inossidabile. Il tutto è molto leggero e può essere riposto facilmente.
Il concetto del tavolino pieghevole «Ilo» è di una semplicità infantile. È realizzato in un materiale flessibile simile al sughero. Una volta aperto, assume la forma di una stella a quattro punte che, una volta sostenuta e stabilizzata da una struttura metallica, assume la forma di un tavolino.
Altri modelli di tavolini
Tavolino da bar
Il tavolino da bar è dotato di vani o nicchie destinati a bicchieri, bottiglie, ecc… I sistemi di apertura sono molteplici. Il tavolino da bar può anche essere dotato di cassetti o ripiani per riporre altri oggetti come riviste, telecomandi o persino CD. Può inoltre essere arricchito da elementi aggiuntivi, come ad esempio scacchiere laterali.
È il caso del tavolino da bar «Cunning» del designer Bartolini. Questo tavolino in ciliegio massiccio, con piano intarsiato, offre numerosi spazi sotto forma di cassetti o ripiani per riporre bottiglie, calici, riviste, telecomandi o CD. È dotato di due scacchiere laterali con sportelli a scorrimento.
Cambio di materiale e di sistema di apertura con il tavolino bar in frassino e midollo di rattan di produzione artigianale spagnola. Il piano si divide in due parti scorrevoli su binari metallici che consentono di accedere a un ampio vano portaoggetti. Nello stesso spirito di apertura, ma in pino massiccio, troviamo il tavolino da bar «Sologne» in stile rustico.
In una forma diversa, il tavolino da bar rotondo «Cognac 090» è dotato di due ante scorrevoli che si aprono sul davanti. È composto da una nicchia per le bottiglie e da un’altra con divisorio per riporre oggetti. Infine, citiamo il tavolino da bar ovale venduto dall’azienda Sotemo Turone. Si tratta di un tavolino in ciliegio e noce. L’apertura sul piano superiore avviene rimuovendo la parte centrale del piano. È inoltre dotato di nicchie portaoggetti su tutto il perimetro.
Tavolino e pouf
Il tavolino con pouf integrati è la risposta al problema della mancanza di spazio. Il risparmio di spazio è una ricerca costante, in particolare negli appartamenti delle grandi città, ma anche per i giovani alla ricerca di sempre maggiore funzionalità. I designer hanno dato prova di creatività nell’elaborare modelli esteticamente gradevoli, pratici e poco ingombranti.
Il tavolino del designer Stéphane Perruchon ha un design davvero accattivante. Ci propone un tavolino nero in netto contrasto con i suoi pouf integrati dai colori vivaci: rosa, arancione o verde. Il risultato ricorda un po’ una liquirizia ripiena di marshmallow. Esiste anche una versione più delicata in cui i pouf sono bianchi. I pouf integrati sono disponibili a scelta in forma rotonda o quadrata.
Un altro modello del designer Stéphane Perruchon è il tavolino con pouf «Cubitus», che presenta un design molto contemporaneo. È realizzato in ABS (una famiglia di tecnopolimeri che sono materiali compositi rinforzati con fibre di vetro) e il suo piano in plexiglas riporta un’immagine dello studio Lab2Design che potrà essere modificata in occasione degli aggiornamenti proposti dallo studio Lab2Design. I pouf in pelle sono integrati ai quattro angoli del tavolino.
Il tavolino rotondo con i suoi quattro pouf, in vendita sul sito Habitat et Jardin, è realizzato in MDF color wengé. È composto da un piano in vetro temperato sostenuto da quattro supporti che a loro volta poggiano su un piede centrale. I quattro pouf sono disposti attorno a questo piede centrale.
Il tavolino «Sun» presenta un design originale a forma di «S» ed è molto funzionale. Infatti, è dotata di due vani portaoggetti con ante scorrevoli. Il piano è in vetro temperato e la struttura è in MDF color wengé, così come i due pouf che si incastrano perfettamente nelle cavità della «S».
Tavolino da divano
Il tavolino da divano è al tempo stesso pratico e decorativo. I tavolini da divano sono piccoli tavolini bassi quadrati, tavolini da salotto o cubi che vengono posizionati all’estremità del divano, prolungandolo così alla perfezione. Autentici tavolini ausiliari di cui non si potrà più fare a meno in men che non si dica, i tavolini da salotto saranno utilizzati per appoggiarvi riviste o telecomandi, il telefono, la tazza di caffè o gli occhiali, una lampada, un vaso o qualsiasi altro oggetto decorativo. Una volta sistemati comodamente sul divano, ci si abituerà presto ad avere a portata di mano tutti questi oggetti. Il tavolino da divano è il complemento d’arredo ideale per completare l’allestimento del salotto. Inoltre, abbellirà l’arredamento di questa stanza, valorizzando in particolare lo stile del divano.
I materiali utilizzati per la realizzazione dei tavolini da salotto sono molto vari. Sul mercato se ne trovano in ferro battuto, legno massello, metallo, vetro, plastica… Ciò che definisce un tavolino da salotto è anche la sua dimensione. Generalmente misura da 40 cm a 60 cm in altezza, larghezza e profondità. Essendo un piccolo complemento d’arredo, il costo di un tavolino da divano varia tra i 60 e i 300 euro. Da notare che esistono anche tavolini da divano a incastro.
È il caso di questo tavolino da salotto in mogano massiccio, MDF e impiallacciatura di teak, che presenta due tavolini da disporre uno sotto l’altro o alle due estremità del divano. Un altro sistema ingegnoso è rappresentato da questo tavolino da divano dotato di una mensola sospesa di dimensioni 35 cm x 50 cm, che ne rafforza la funzionalità. Il piano è in MDF laccato bianco lucido, mentre la struttura e le gambe sono in metallo cromato, il che gli conferisce un design molto contemporaneo.
Il tavolino da divano in metallo e legno della collezione Ferosi è un complemento d’arredo in stile industriale. Questo design è molto apprezzato da alcuni anni e ha il vantaggio di adattarsi a qualsiasi tipo di arredamento. Il tavolino quadrato del marchio Holme offre la praticità di un doppio piano. Può quindi essere utilizzato in vari modi, come tavolino da salotto, comodino o tavolino ausiliario. I suoi due piani sono in MDF laccato acrilico bicolore bianco opaco/tinto grigio. La sua struttura in pino massiccio spazzolato e tinto grigio, ricoperta da uno strato di vernice poliuretanica che lascia intravedere le venature del legno, è di grande effetto.